Gli 11 Tintoretto a Palazzo Ducale



Oggi nel percorso di visita si vedono delle copie perché gli originali, venduti nel 1626-27, si trovano presso l'Alte Pinakothek di Monaco e sono conosciute come i Fasti. 
Le tele vengono incassate ai muri come se fossero dei teleri alla veneziana e nel 1579 viene chiamato lo scultore Francesco Segala per realizzare gli stucchi. 
Guglielmo celebra così i Fasti dei suoi antenati attraverso una serie di ricordi di eccellenza guerriera, di forza e di virtù bellica. 
L'imperatore Sigismondo conferisce a Gianfrancesco il titolo di marchese di Mantova, Ludovico II sconfigge i veneziani nella battaglia dell'Adige, Federico I libera Legnano dall'assedio degli Svizzeri, Francesco II alla battaglia del Taro. 
E poi la celebrazione del padre: Federico II conquista Parma, Federico II entra vittorioso a Milano, Federico II difende Pavia, ingresso di Filippo II di Spagna a Mantova. Il tutto grazie al programma iconografico concordato con Teodoro Sangiorgio, il consigliere del duca, che scrive lettere puntigliose a Tintoretto per concordare come dovevano svolgersi le scene. 
Nel 1580 fu lo stesso Tintoretto a portare a Mantova le tele per la Camera dei Duchi e ad assistere alla loro collocazione. Il duca avrebbe voluto trattenere il pittore veneziano che invece respinse l'offerta. 
Nell'inventario del 1626-27 si segnalano altre tre tele di Tintoretto a Palazzo Ducale. Ester e Assuero, l'allegoria della Musica e l'episodio della battaglia tra Turchi e Cristiani. Queste tre si trovavano nel passetto antecedente la Sala degli Specchi.
Per un totale di 11 tele. 


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