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    Visita alla Mantova Medievale
    Visita a Palazzo Ducale

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    Medioevo mantovano. Il borgo delle cinque reggiole

    Nel 1787 il toponimo ufficiale è vicolo primo delle Cinque Reggiole. La parola "reggiola" corrisponde all'odierno "vicolo" e ha un'origine medievale. Infatti le rizole o regiole erano chiamate le strade brevi e anguste.  Nella Mantova medievale prima della formazione allargata del 1401 tra contrade e quartieri si erano creati dei piccoli borghi con strette fila di case in uno spazio raccolto. Così erano il Borgo di Sottoriva vicino al Rio e quello delle Braide in corso Vittorio Emanuele. Nella mappa del Bertazzolo del 1628 si notano le cinque stradine parallele con abitazioni che vanno dall'odierno vicolo Cinque Reggiole a vicolo Quinto. Provate a verificare quando passate di lì. 

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    Maria Bellonci e i segreti dei Gonzaga

    Dice la targa (in latino): All'illustre Ludovico secondo marchese di Mantova, ottimo principe e di fede invittissima, e alla illustre Barbara sua moglie gloria incomparabile delle donne. Il loro Andrea Mantegna, padovano, terminava questa tenue opera in loro onore l'anno 1474. [...] Queste mura che limitano una stanza quadra, non troppo vasta per un luogo di rappresentanza marchionale, né troppo luminosa, sentono il massiccio della costruzione di difesa; e, a pensarle nude, sembrerebbero respingere un artista anziché suggerirgli un movimento felice. Ma il Mantegna non aveva bisogno di luoghi preparati d'intesa con l'architetto perché la sua fantasia si movesse solerte e articolata. Obbligato ad un ambiente sordo, la costrizione gli tornò di pretesto per una sfida animosa: aprire nel soffitto un cielo leggerissimo, tutto spirito di nuvole. 

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    Il Giardino Cavriani. Virgilio e gli altri mantovani illustri

    Nel 1824 viene acquistato il Palazzo Spolverini Dal Verme, una famiglia veronese trasferitasi a Mantova dopo il Sacco del 1630. Luigi Cavriani mette le mani sul palazzo per abbatterlo perché la facciata era troppo sporgente e la strada doveva essere ampliata. E così avvenne. Al posto del palazzo si realizza un giardino chiuso dalla cancellata realizzata dall'architetto Vergani. Al di sopra sono posizionati i busti di mantovani illustri tra cui: Antonio Possevino, Marcello Donati, Jacopo Strada, Sordello, Teofilo Folengo, Pietro Pomponazzo, Francesco II Gonzaga, Baldassarre Castiglioni, Vespasiano Gonzaga, Ippolito Capilupi, Ercole Gonzaga e Battista Spagnoli. Tra loro c'è anche Filippo Cavriani, professione medico.  Nel 1835 viene realizzata da Girola la statua di Virgilio da collocare all'interno del giardino. 

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    Benedetto Sordi ovvero mister competenze

    La famiglia Sordi è documentata a Mantova dalla seconda metà del Cinquecento. Benedetto è il nipote del capostipite del ramo mantovano. A 20 anni è già inserito a Corte e svolge le funzioni di guardarobiere ma da subito gli sono strette. Conduce gli affari di famiglia con il fratello Vincenzo e nel 1664 hanno la carica a vita di pesatori e magazzinieri del sale. Quella di Benedetto è un'autentica scalata. Maestro di Casa del Duca, sovrintendente alla Scuderia Ducale, aiutante di Camera fino a diventare tenente capitano. Fortissimi erano i legami con Carlo II, Ferdinando Carlo Gonzaga Nevers e con il prefetto alle fabbriche ducali Frans Geffels. Tanto che Benedetto si farà costruire l'attuale Palazzo Sordi diventando così vicino di casa dell'architetto e amico. Geffels inserisce addirittura un suo busto nel lato a spigolo del palazzo. Bibliografia: Civiltà mantovana, anno XLIX, n.137

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    Tiziano, Mantova e la corte dei Gonzaga

    La corte di Mantova vantava un vivace e colto circolo di intellettuali e artisti come la marchesa mecenate Isabella d'Este, l'ambasciatore Baldassarre Castiglione, l'artista e prefetto delle fabbriche Giulio Romano. Tiziano è in piena relazione con questo circuito.Ricordiamo i dipinti eseguiti per i Gonzaga quando il pittore aveva circa quarant'anni. I ritratti di Federico II (1529) e di Giulio Romano (1539), la serie dei Cesari (1540) e il ritratto di giovane donna allo specchio (1515) presente in seguito nella collezione di Vincenzo I. Da aggiungere il ritratto del mantovano Jacopo Strada (1568) che lavorò al servizio di tre imperatori e anche per il duca Alberto V di Baviera come architetto.