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  • Visita a Palazzo Te
    Visita alla Mantova Medievale
    Visita a Palazzo Ducale

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    Luca Fancelli, una vita spesa tra Mantova e Firenze

    Giorgio Vasari è il solo riferimento del cognome del Fancelli, noto attraverso i documenti come Luca Paperi o più spesso come Luca Fiorentino. Dal giugno del 1451 il F. compare, in qualità di tagliapietre, nei documenti relativi al palazzo che Ludovico Gonzaga stava portando a termine a Revere, sul fiume Po. Nei primi anni mantovani approntò porte e camini, procurava pietre dalle cave e disegnava cornici e capitelli "all'antica". Dal 1460 diresse almeno fino al 1479 i lunghi lavori per la costruzione della chiesa di S. Sebastiano a Mantova, progettata da Leon Battista Alberti. Dal 1472, dopo la morte di Leon Battista Alberti diresse il cantiere della Chiesa di Sant'Andrea. A partire dallo stesso anno si occupò della torre dell'Orologio ed eseguì inoltre restauri al castello di Sermide. Nel 1473 lavorò al monastero mantovano del Corpo di ...

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    La Camera dei Giganti e quattro secoli di graffiti

    Le più intense sono quelle dei lanzichenecchi che dopo il Sacco del 1630 hanno utilizzato il Palazzo Te come caserma e quartiere militare. Simon Lindtner von Wien – den 12 maii anni 1631; Hans Roth von Wien, 1631 den 6 iunii; Tobias Weiner von Preslaw – anno 1631 den 12 maii; Iacob Finhoff anno domini 1631; Andres von Kraltza – 1631 die 28 aprilis. E poi seguono altre soldati, altre cariche e altre guerre. Federico Petrucci tenente; Wollfgang Dragosics corporal de Housar, anno 1740; Giovanni Benati trombeta; Frantz Ioseph Gribler, trompetten – die 26 april 1734; Frantz Leopold Nicolaus Gisk, felt trompeter – anno 1735; Franciscus Neudecker, tambor. Seguono anche le firme degli appartenenti alle famiglie nobili mantovane come Aldegatti, Fochessati, Carazzi, Petrozzani, Riesenfeld ma qui non sono state riportate le date. Due innamorati accanto alla data 1639 lasciano anche le loro iniziali e un cuoricino V....

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    L'unicorno dei Gonzaga, il più famoso d'Europa

    Qui Aldrovandi vede "un unicorno della lunghezza di nove palmi e della circonferenza di tre palmi in quella parte dove s’innesta la pelle, […] fatto a spirale, è scanalato e contorto, di colore bianchiccio". Ma quanti ne erano presenti in Europa? Nel Cinquecento il professore di botanica Andrea Bacci elencava gli alicorni di Saint-Denis a Parigi, del re di Polonia, del Tesoro di San Marco, del Granduca di Toscana Francesco de’ Medici e del Cardinale di Trento. E poi si celebrava quello dei Gonzaga. Ulisse Aldrovandi lo giudicava il migliore insieme a quello di Sigismondo re di Polonia. Tra i due però era più lungo quello del Duca di Mantova. La competizione tra le Corti si misurava anche in corna, di unicorno. Bibliografia: La Scienza a Corte, Bulzoni Editore, 1979 | Immagine tratta da ...

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    Piccola storia di una Casa Giocosa

    A Vittorino viene data come residenza e come luogo di lavoro la Cà Zoiosa. Si tratta di un edificio collocato nella contrada degli Scaglioni, sulla sinistra rispetto alla Magna Domus e rivolta verso i laghi. Dagli inventari dei beni della corte del 1406 apprendiamo che la palazzina era strutturata su due piani con circa una ventina di stanze. In realtà non è stata costruita per Vittorino ma era presente già nel Trecento. Viene citata infatti “domus nostre Zoiose” in una lettera di Francesco I Gonzaga del 25 settembre 1389. Probabilmente doveva essere il primo progetto commissionato dal quarto capitano. Il nome fin da subito viene alternato tra Zoiosa e Giocosa. Magister Victurinus risiede qui fino al 1445, l’anno che precede la morte, ed è citato nei registri contabili. L'edificio dopo il 1460 veniva ...

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    Guglielmo Gonzaga e un milione di scudi d'oro

    Alla morte del parsimonioso duca venne ritrovato nel “camerino ferrato di corte vecchia” un tesoro di poco meno di un milione di scudi d’oro.Il calcolo, effettuato da De Maddalena, conferma la stima degli ambasciatori veneti per i quali Guglielmo proprio grazie alla sua buona amministrazione politica “lasciò al figliol un milione d’oro in contanti, 400.000 in crediti e 300.000 in grani da servirsene nelle occorrenti necessità”. Questo scriveva l’ambasciatore veneziano Francesco Morosini il 21 giugno 1608.Bibliografia: Bibliografia: Storia di Mantova. L’eredità gonzaghesca secoli XII – XVIII, a cura di Marzio A. Romani, Tre Lune Edizioni 2005