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    Visita alla Mantova Medievale
    Visita a Palazzo Ducale

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    Coccodrilli a Mantova. Una lunga tradizione

    L'esemplare di coccodrillo, che oggi è conservato presso il Museo Diocesano di Mantova, proviene dal Gabinetto di Scienze naturali del Seminario diocesano, forse pervenuto, dopo vari passaggi, dalla Wunderkammer della reggia gonzaghesca. A questo si uniscono tutti gli altri diffusi a Mantova: il coccodrillo delle Grazie, quello presso la Galleria delle Metamorfosi di Palazzo Ducale, uno più piccolo presso le collezioni naturalistiche di Palazzo d'Arco e quello del Ginnasio. Totale cinque. Curiosità. Mantova, metà dell'Ottocento. Sulla Gazzetta si legge un articolo che recitava così: “Domenica 25 gennaio ultimo giorno in cui sarà visibile la tanto rinomata famiglia de’ coccodrilli giganti in numero di 5, della lunghezza di 8, 9 e 10 piedi; oltre ad una collezione di animali rari e 4 serpenti boa di straordinaria grossezza”. I coccodrilli, ormai al loro ennesimo tour, provenivano dall’America&...

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    Aldro Andreani. Architettura di un mantovano capriccioso

    A cinquant'anni (più uno) dalla morte avvenuta nel 1971 lo ricordiamo in una città che vive l'ultimo sbadiglio del liberty, che si apre al Futurismo, alle demolizioni e alla ricostruzioni mentre si appresta ad entrare negli anni del Fascismo. Dopo il diploma in architettura a Roma nel 1912, Andreani frequenta la Scuola di architettura civile a Milano. Suoi maestri reali sono Gaetano Moretti e Camillo Boito, mentre quelli ideali sono Gaudì e Sommaruga. Per la scultura invece segue le linee e i pensieri di Adolfo Wildt. A Bologna nel 1911 esegue il suo primo progetto. Sempre a questa data risale la Casa Schirolli sul Rio, nel 1912 la Casa Nuvolari di via Chiassi, il 1 ottobre 1914 viene inaugurata la Camera di Commercio. Nel 1915, mentre Andreani si trova impegnato in guerra, il suo studio sul Palazzo della Ragione vinse il concorso nazionale ...

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    Il serpente degli Arrivabene. Luca Fancelli, il palazzo e i conti palatini

    Nel 1481 progetta il Palazzo Arrivabene oggi nella via omonima che si trova dopo il Teatro Sociale. Sul pilastrino si legge: "i fratelli Giovanni e Giovanpietro Arrivabene unanimi, per sé e per il carissimo figlio Alessandro e nipoti, ancora vivi posero le fondamenta di questa casa nell'anno della salvezza 1481". Si tratta di un edificio con una massiccia torre quadrata posta ad angolo, all'interno ha un cortile quadrato e presenta alcuni dettagli tipici dell'architettura fancelliana come le finestre con motivi a dentelli. Il palazzo è sottoposto a continui rifacimenti fino al Settecento. Gli Arrivabene sono un'antica famiglia di origine greca, si stabiliscono a Venezia, poi a Brescia con Arrigo nei primi decenni del Duecento. Nel 1479 l'imperatore concede alla famiglia il titolo di conti palatini. Il serpente sul pilastrino rimanda alla capacità delle famiglia di "cambiare pelle", di trasformarsi e di ...

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    Nella Botigaria della Villa di Poggio Reale

    Costruita dall'architetto Girolamo Arcari, la villa si trovava sul lato opposto di Palazzo Ducale e affacciata sul Lago di Mezzo, posizionata vicino al Ponte dei Mulini e dietro ad una serie di giardini formali. Il sito era attraversato dal canale Parcarello che passava per Cittadella e Marmirolo. L'inventario di Stivini dell'11 ottobre 1540 registra 13 camere su due piani. Salotto, andito di sotto, camera de la Gonzaga vecchia, camera del Guanto, camera da le Arme, camera del Crosuolo, guardarobba sotto la scala, camera da le Rode,camera del Mirto, camera del Sol, camera apresso alla suprascripta, botigaria, cosina, tinello. Viene registrato: carpette (tovaglie) di lunghezza diversa, tavole, banzole (drappa), lettére de piella, mattaracii de pignolato bertino, candeleri de ferro. Nella botigaria si trovano: quattro menarole (girarrosti), quattro caldari, una paroletto rotto, tra cazze (ramaiolo), due padelle da ...

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    Il Naviglio di Goito ai tempi di Luca Fancelli

    A cosa serve un naviglio? A consentire il trasporto di materiali edilizi e prodotti agricoli dal contado alla città, a trasferire la corte dalla città alle residenze estive, ad irrigare e a guadagnarci qualcosa se concesso ai mercanti dietro pagamento di un pedaggio. La rete d'acqua era capillare e organizzata sfruttando l'energia idraulica del dislivello, in questo caso di 13 metri. Il funzionamento avveniva grazie al sistema delle conche che permetteva alle imbarcazioni di superare il dislivello. Il marchese Ludovico affida i lavori all'ingegnere milanese Bertola da Novata al quale affianca quello gonzaghesco Giovanni da Padova. Oggi sebbene il tempo, la natura e l'uomo  ne hanno modificato le forme, è ancora abbastanza visibile. Ma quali dovevano essere le sue effettive dimensioni? Doveva favorire il passaggio di una nave ovvero "la largeza è braza 8,4 e l'alteza da l'aqua è braza 8". Cioè? ...